Le marinerie di Sciacca, Porto Empedocle e Licata hanno dichiarato lo stato di crisi delle marinerie agrigentine e richiesto un incontro al Prefetto. 

In una lettera inviata al rappresentante del Governo nazionale presso la Prefettura di Agrigento, nonché ai sindaci di Sciacca, Porto Empedocle e Licata, le cooperative di pesca e le associazioni del settore fanno presente quanto segue.

Le marinerie siciliane, e quelle agrigentine in particolare, nelle ultime settimane hanno lanciato grida di allarme per il proprio settore a causa di una ulteriore emergenza che le sta interessando. Già in data 5 marzo era stata inoltrata una nota pec al Prefetto, con la quale si denunciava lo stato di forte preoccupazione, nota inviata anche al Ministro, al Presidente della regione, all’assessore regionale alla pesca. In particolare l’ultima emergenza è legata al perdurante grave fenomeno di carenza di pesce, con particolare riferimento ad alcune tipologie specifiche quali il gambero e il pesce azzurro (alici e sarde), ma anche del c.d. pesce bianco (merluzzi triglie ect) e mollame (polpi totani calamari). 

Questo strano, prolungato e gravissimo fenomeno, si protrae oramai da un periodo molto lungo, da almeno da 6-8 mesi. 

Il gambero in particolare, che rappresentava la specie pescata per circa il 40% del pescato totale, sta procurando rilevanti diminuzioni di pescato giornaliero e, conseguentemente, di fatturato. 

Ma anche il pesce azzurro, seppur soggetto a migrazioni, sta subendo strani fenomeni di carenza oltre che di ritardo nella crescita. Nelle ultime settimane il fenomeno sembra stia ulteriormente aggravandosi, creando ormai una vera e propria emergenza sociale ed economica.

Tutti questi fenomeni inducono le marinerò scriventi a ritenere che stia davvero succedendo qualcosa nel clima marino, con la continua presenza di venti da sud e scirocco in particolare  (lo rivelano i dati sul surriscaldamento senza precedenti dei mari), con conseguenze dirette sulla riproduzione e sulla crescita di alcune tipologie di pesci. 

Sta anche succedendo che altre tipologie di pesce, quelle cosiddette aliene (razze chiodate, gattucci, spinaroli ect ) stiano invece proliferando.  

Viene inoltre segnalata una questione di estrema gravità, posta all’attenzione del Prefetto, lo e cioè presenza di navi battenti bandiera estera nel canale di Sicilia che effettuano prospezioni sismiche con esplosioni di aria compressa, i c.d. airgun, che servono per mappare i fondali marini ma che sono notoriamente deleteri per la fauna marina e di cui non si conosce  neanche la liceità.  

Tutto questo sta portando ad una situazione insostenibile da un punto di vista economico, dicono le tre marinerie, e la maggior parte delle imprese di pesca sono costrette a fare continuamente ricorso al credito bancario oltre ad indebitarsi con i fornitori, in quanto non riescono materialmente a coprire i costi di gestione.  In questo contesto si inserisce anche una vicenda che riguarda i tratti di mare interdetti alla pesca (sia per un regolamento comunitario ormai prima scaduto il 982-2019 poi rinnovato con il 2121-2023, sia per un provvedimento regionale legato ai ‘piani di gestione’, cogepa Mazara del Vallo) che dovevano fungere da luoghi di ripopolamento e che, invece, oggi si stanno rivelando deleteri in quanto costringono 90 pescherecci di grande pesca materialmente ‘a pestarsi i piedi’ in zone di mare sempre meno pescose.

A seguito della nota pec del 05/03/2025 ci sono stati un incontro con l’assessore regionale Barbagallo e il neo direttore regionale alla pesca Cucchiara, incontri con parlamentari europei (Marco Falcone e Raffaele Stancanelli) e diverse interlocuzioni con il sottosegretario con delega alla pesca Patrizio La Pietra. 

Pertanto, viene chiesto al Prefetto di Agrigento di voler incontrare con urgenza le le cooperative e le associazioni rappresentanti le marinerie agrigentine, affinchè tutti insieme si possa intraprendere un percorso che porti da un lato a capire cosa sta accadendo nei nostri mari e dall’altro a trovare anche possibili linee di azione, rappresentando al Governo centrale quanto sta accadendo nel canale di Sicilia.