Un viaggio tra segno e materia, tra gesto e memoria, in una pittura che si fa traccia ed esplorazione. Si é inaugurata lo scorso 2 Aprile in Corso Buenos Aires, negli spazi della Fondazione Paolina Brugnatelli, alla presenza del Presidente Sandor Breznay la personale di Annarita Maretta. Un traguardo importante per questa artista di Sciacca che ha scelto una grande città per la sua prima personale.

Maretta esplora le possibilità strutturali della tela, mostra le sue proprietà duttili e la spinge
verso una tridimensionalità che sfida la concezione tradizionale del quadro. I tagli, le lacerazioni, le
sovrapposizioni di materiali, le sue manipolazioni e deformazioni, non sono mere ferite o negazioni
della superficie pittorica, ma fessure e formati che tendono verso una spazialità nuova, in cui il vuoto
e la luce entrano a far parte della composizione.

Il linguaggio pittorico di Annarita Maretta si caratterizza come ricerca espressiva che va oltre la semplice rappresentazione della realtà, dove il segno, per lei, è impronta di un’esperienza non soltanto vissuta, ma anche agita, pensata, immaginata. Infatti, la pittura diventa indagine sulla materia, sul tempo, sulla dimensione emotiva dell’esistenza; è libera da qualsiasi figura riconoscibile del mondo, è carica di linee, gesti e tagli che trasformano la superficie della tela in un campo di forze, una registrazione diretta del movimento, con una forte valenza simbolica ed evocativa. Una pittura gestuale, quella di Maretta, in cui gli ossessivi e ripetuti tratti di colore forniscono energia elettrizzante, evocano il gesto primordiale del segno come atto di creazione. È quest’ultimo, dunque, il protagonista assoluto di tale ricerca, espressione dell’automatismo dell’artista che si traduce in un atto performativo, quasi rituale. Curata da Martina Sanzeri la mostra sarà aperta fino al 12 Aprile.